Serial culture: Hollywood, la nuova TV e la moda.

Nella “fabbrica dei sogni” le regole stanno cambiando – ed anche drammaticamente. Hollywood sta cercando di digerire un nuovo dato che ha delle implicazioni radicali per il suo mondo: invece di andare al cinema per cercare storie che cominciano e finiscono nell’arco di novanta minuti, il pubblico americano ormai preferisce passare ore, settimane, mesi ed anche anni a casa, davanti alle puntate settimanali di show che offrono loro la compagnia di un simpatico serial killer come Dexter, oppure episodi nella vita tormentata di uno psicoterapeuta affascinante newyorkese (Gabriel Byrne, protagonista di In Treatment) oppure la storia di una famiglia aristocratica inglese in una campagna, non lontana da Londra, di incredibile fascino e bellezza (Downton Abbey). L’effetto di questo fenomeno, fra l’altro, si è fatto sentire anche nel mondo della moda e nel design. Con Mad Men abbiamo ammirato la perfezione delle scelte di costume così determinanti per Marc Jacobs (nella passata collezione di Louis Vuitton) e l’influenza dei “sixties” sul design italiano di Cappellini e di Cassina. Nuove e giovani star, protagoniste delle serie, diventano icone di stile come la bellissima January Jones (Mad Men), o Mia Wasikowska (bravissima attrice adolescente di In Treatment)  per la quale gli stilisti fanno a gara in modo che lei scelga il loro abito durante la notte degli Oscars. Anche la creatività italiana viene coinvolta. La nostra più brava costumista italiana Gabriella Pescucci è stata chiamata per disegnare e realizzare gli splendidi e sontuosi costumi del recente serial storico rinascimentale, The Borgias.
Ma ora perché non soffermarsi a parlare della serie (vincitrice quest’anno di Emmy Awards e di Golden Globes) “Downton Abbey” per capire come il mondo della nuova televisione diventi ispirazione per fashion e nuovi trends. L’attenzione maniacale per l’estetica (molto Luchino Visconti nel “Il gattopardo”)  dei primi del ‘900, il mondo aristocratico inglese con tutta la sua classe (e classi sociali) e le sue contraddizioni, la selezione incantevole degli abiti ed accessori, continua fonte di ispirazione, il make up, la scenografia così come la sceneggiatura tutto completamente coinvolgente: non vorresti che finisse mai la puntata.

Vogue Uk dedica uno strepitoso servizio alle attrici,” eredi e grazie” del dramma , così che diventano protagoniste di glamour e le sfilate di Haute Couture 2011/2012 catturano il mood e la filosofia di Downton Abbey.


Come interpretare questi nuovi gusti che stanno creando audience elevatissimi e che spiegano la notevole fuga di attori celebri dal cinema blockbuster verso le serie televisive? Certamente, oltre che soldi e fama, queste offrono agli attori una “nuova sfida” su come si svilupperà il personaggio e l’arco narrativo in cui sono coinvolti nelle diverse stagioni. Ormai non solo le star del cinema hollywoodiano – parliamo di Jeremy Irons, Grabriel Byrne, Steve Buscemi, Kiefer Sutherland, Claire Danes – ma anche registi di fama planetaria ( Martin Scorsese e Michael Mann) migrano dai set del cinema tradizionale verso nuovi territori narrativi scoperti da ideatori e sceneggiatori considerati, da critica e pubblico,  i più brillanti del momento per serie estremamente innovative.
Confesso che ieri sono rimasta incollata alla tv per una maratona di sette ore di Downton Abbey ( in perfetto british ovviamente)…. ora aspetto, con trepidazione, l’arrivo della terza stagione.

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