Tag: fashion week

Moschino a Shanghai… sfilata mondiale o adattamento cinese?

Eccoci qui, siamo i primi a presentarvi in anteprima mondiale la sfilata di Moschino. Le foto ufficiali arriveranno solo domani (a Shanghai sono le 4 del mattino) quindi dovrete accontentarvi dei miei scatti dal cellulare ma, comunque, per stasera NYLASH vi presenta in anteprima la sfilata maschile e femminile, disegnata da Rossella Jardini, per la primavera estate 2014. Il giudizio? Tanto Moschino ma anche tanta, probabilmente troppa, Cina. La griffe italiana stasera ha lasciato certamente un segno a Shanghai ma anche nel mondo. La parola d’ordine è Cina, non c’è altro da dire. L’unica pecca, al di là dei troppi fiocchi e ghirigori tipici cinesi, è la scelta dei fulmini sugli abiti maschili, leitmotiv di Hugo Boss due settimane fa proprio a Shanghai. Una bellissima tensostruttura ha accolto i fortunati possessori dell’invito per questa anteprima mondiale. Champagne, la bellissima vista del Bund, gazebi con morbidi cuscini e una splendida piscina piena di cuori. E lo show? Beh, le immagini vi diranno il resto…

TAGS

The code 20: quando la Formula 1 indossa lo smoking

Nuovo anno, nuovo Gran Premio di Formula 1 di Shanghai, nuovo after party. L’agenzia di eventi canadese Code 20 è tornata a Shanghai per una sera e, insieme con il lussuosissimo club M1nt, ha organizzato l’esclusiva festa ufficiale della Formula 1. Il 14 Aprile, infatti, il ristorante/discoteca più famoso della Perla d’Oriente ha avuto il piacere di accogliere il vincitore del Gran Premio della Cina, Fernando Alonso, insieme con i piloti Lewis Hamilton, Felipe Massa e Eric Vergne. Ad animare la serata, la regina del trapezio Sofia Tsola, da Parigi, con una performance artistica e canora mozzafiato. L’evento, cominciato alle 21 e aperto solo ai fortunati possessori dell’invito, è terminato a tarda notte e ha visto la presenza, in consolle, di Erok, dj ufficiale della casa automobilistica di Formula 1 Red Bull. Per chi non c’è stato e per chi non sa quanto la Formula 1 possa essere sbalorditiva anche lontana dalle piste, ecco una mini galleria dell’evento. Divertitevi!

TAGS

Chinglish: gli orrori grammaticali stampati sulle tshirt

Oggi sono di nuovo nella giornata “galleria di foto”. Per l’occasione, però, invece di fare un giro per le strade di Shanghai (anche perché la temperatura primaverile di qualche settimana fa è finita, riportando la città nel solito clima gelido di marzo) ho scelto di mostrarvi, grazie alle foto, il significato del termine “chinglish”. Questa parola, “coniata” a metà del 1900, denota il mix tra la lingua cinese e quella inglese, o meglio, indica tutte quelle parole e frasi in inglese (usate dai cinesi) assolutamente senza senso e/o sgrammaticate. Vi potrei mostrare le foto dei cartelli stradali, dei segnali, delle locandine pubblicitarie o delle insegne di locali pubblici, ma oggi ho scelto di mostrarvi il chinglish nell’abbigliamento. Per maschi, femmine, adulti e bambini. Divertitevi…

TAGS

Marco Galluzzi e la moda italo cinese

Ed eccolo qui, l’italiano a Shanghai che è arrivato con un progetto, con un’idea, con un sogno… e l’ha realizzato. Ecco Marco Galluzzi, designer, pisano di nascita e shanghainese di adozione che ha creato MG italian fashion studio.
Quando è nata la tua passione per la moda e come è cominciata questa tua avventura da designer?
“La passione per la moda e il design è nata a 9 anni. I miei genitori mi avevano regalato Big Jim ed io mi divertivo a disegnare e tagliare sul tessuto gli abiti per lui mentre mia mamma li cuciva. Per quanto riguarda gli studi inizialmente ho optato per la strada  della ragioneria. Dopo 2 anni, però, mi sono reso conto che non avrei mai voluto passare tutta la vita dietro ad una scrivania e così mi sono ritirato e ho iniziato una scuola privata per imparare realmente a disegnare, fare cartamodelli, tagliare e cucire”
E dopo la scuola?
“Nel1992, dopo 4 anni di scuola e altri corsi, ho iniziato a lavorare per l’azienda italiana ”Applausi divisione abbigliamento” dove ho cominciato a mettere in pratica tutto quello che avevo, fino a quel momento, solo studiato. Nel 2000 sono arrivato a Shanghai, dopo vari anni passati a gestire produzioni per diverse grandi firme della moda italiana in giro per l’Asia”.
Nel 2009, poi, arriva la svolta. “Voglio il mio brand…”
“Nel 2009 ho deciso di provare  a disegnare  un mio prodotto per il popolo cinese.  Il logo l’ho disegnato mentre ero in treno e tornavo a Shanghai da Nanjing, un po’ come J. K. Rowling con Harry Potter, insomma. Un mese dopo l’apertura del negozio e’ stato un susseguirsi di interviste dei media locali e servizi televisivi, non riuscivo nemmeno a crederci”.
Raccontaci un po’ meglio di MG e di come un marchio italiano possa conquistare la Cina
“La mia prima collezione, di 150 modelli, è stata terminata per l’apertura del mio primo negozio a Shanghai nel  novembre 2010. Le mie collezioni sono sempre molto colorate e lo stile è minimalista, tipico dell’Italia, pero’ con richiami al mondo asiatico, una sorta di joint venture  Italia - Cina. I cinesi da 10 anni ad oggi sono cambiati moltissimo perché finalmente comprendo la differenza tra un prodotto di bassa e uno di alta qualità. Il problema? Ancora oggi, purtroppo, non riescono a fare gli abbinamenti tra i vari capi e gli accessori, non hanno un gusto personale e si lasciano trasportare dal marchio.  La mia è una sfida ardua, perché sto cercando di crearmi quella clientela che non ambisce ad indossare un marchio, ma ad essere unica grazie alle mie creazioni”.
E’ cambiato il mondo del design in Cina da quando sei arrivato ad oggi?
“I designer cinesi sono cambiati molto dal 2000 ad oggi. Anche in questo momento, comunque, gli autoctoni non sono creativi e tutto quello che producono lo hanno già visto o fotografato negli appuntamenti modaioli europei, non hanno ancora un loro stile”.
Che suggerimenti daresti ai giovani stilisti in cerca di successo?
“Ai nuovi stilisti che stanno iniziando questo cammino vorrei suggerire una cosa molto semplice: non ascoltate nessuno! Bisogna creare in base al proprio pensiero, solo cosi’ è possibile fare rinascere la vera moda italiana. Rischiate!”.
Che cosa fai in Cina oltre a creare vestiti?
“Oltre a questa grande sfida nella moda mi diletto a suonare in una band di ragazzi italiani. Suoniamo solo musica nostrana e cerchiamo di fare ascoltare e capire ai nostri amici cinesi quanto bello e profondo sia il nostro sound. Durante le notti insonni, invece, dipingo quadri ad olio. Tanti anni fa un amico pittore mi disse: “Marco ,quello che non riesci a dire a parole o a scrivere, esprimilo con una tela. Osservala e con i colori disegna tutto quello che hai dentro di te”. Questa massima la uso pure per le mie creazioni di moda e devo dire che il risultato e’ davvero fantastico”.
Tornerai mai in Italia?
“Dopo 13 anni in Cina non credo che tornerò in Italia. Purtroppo in questo momento non vedo un futuro e sopratutto grandi sbocchi commerciali per la nostra Terra. Sono triste per questo ma cerco di accettare la realtà”.
TAGS

Bye Bye Florence, L.A. is coming!

Aeroporto di Firenze di un lunedi come tanti dove attendo il mio volo per Zurigo e poi il diretto per Los Angeles, allora, nell’attesa, mi accingo a scrivere questo post di ultime riflessioni prima di partire.
Lascio una Firenze triste e sempre uguale, non solo per il grigiore del clima (con un Pitti Uomo a dir poco deprimente), per qualcosa che solo Los Angeles e NYC sanno darti: una vibrante ricerca di cambiamento perpetuo e la consapevolezza di diventare ciò che vuoi se lo desideri ardentemente e se lavori duro…ed è questo il segreto che poi alla fine determina la vera differenza tra il vecchio ed il nuovo, tra la storia millenaria (Firenze è un museo a cielo aperto) ed un continente giovane con città nuove, con una L.A. strana, decentrata senza passato ma solo con un futuro, spesso, a portata di mano.
Los Angeles la definiscono una metropoli “sparsa” (spread) ed a primo impatto potrebbe lasciarti delusa. Ma dove sono?” Ti chiederai appena atterrata a LAX aeroporto e percorrendo le freeways che ti porteranno: dove? “Mi porti al centro, per favore” “Ma quale centro?” Ti risponderebbe il tassista armeno…visto che neanche lui sa dove inizia e finisce questa città immensa, grande quanto tutta la Toscana. “Mi porti a Bevelry Hills!!!” “Ma dove, quale la cross street?” Ti chiederà impaziente, perché solo dicendo i due indirizzi delle strade che si incrociano capirà esattamente dove vuoi essere portata, Beverly Hills è una città nella città.

Ritornando a Firenze rifletto, anche,  sul Pitti Uomo che se non fosse stato per la sfilata cool di Kenzo, al mercato di San Lorenzo dei due californiani,  Humberto Leon e Carol Lim (proprietari del tempio delle tendenze americano Opening Ceremony), si potrebbe soprassedere dal partecipare o visitarlo; mettiamoci anche la mostra al Gucci Museo in piazza Signoria della grande artista/fotografa newyorkese Cindy Sherman si potrebbe puntare direttamente sulla Fashion Week di Milano. Devo dire, però, che questa artista merita sempre tutta la massima considerazione visto che il suo sguardo, per esempio come con Early Works. sul femminismo e sulla metamorfosi del sesso è sempre di un’avanguardia interessante e ricco di stimoli.

Non dimenticherò mai quella che vidi, qualche anno fa, alla Whitechapel Gallery di Londra: quante emozioni per un lavoro sempre attento alle evoluzioni del corpo ed allo studio degli stereotipi femminili del postmodernismo.
Aspettiamo, quindi,  la N.Y. Fashion Week, dal 7-14 febbraio, ed il suo seguito….non resteremo delusi perché se l’ artigianalità è italiana le tendenze e la ricerca arrivano dai “nuovi continenti” ancora troppo inesplorati.
“Passaporto e biglietto, grazie”…

TAGS

Fashion Week New York: il punto.

La fashion week di New York questa stagione si è conclusa con uno standing ovation.
Dalla follia di Thom Browne  all’innovazione creativa di Alexander Wang che pare essere il talento più promettente nel futuro della moda (sembra proprio che il nome Alexander sia di buon auspicio!), mentre Rodarte e Proenza Schouler ormai da molte collezioni sembrano trionfare.
Questo Settembre si é sentita la vibrazione e l’euforia della settimana della moda di New York, che al contrario delle maligne voci, è diventata una delle capitali della moda più influenti, addirittura molto più di Milano che si mostra sempre più noiosa e senza grandi novità, e vicina al primo posto di Parigi patria o città d’adozione di grandi designer.

A New York esiste ancora la voglia di scoprire, di inventarsi e di rinnovarsi, è una città giovane, ricca di promesse e dove piccoli giovani stilisti, colmi di sogni, si trasferiscono e dove molti di loro arrivano davvero a sfondare.

Questa settimana abbiamo visto le ambizioni di molti diventare realà, abbiamo notato l’energia dei fashionisti per le strade: davanti al Milk Studio, al Lincoln Center e al Pier 57. Abbiamo ballato al Chez Andre, il nuovo locale sotterraneo del promotore dell’Le Baron, Andre Saraiva, che in alleanza con Andre Balazs (proprietario della catena alberghiera The Standard) ha intrattenuto i folli modaioli della notte.
Non sono mancati gli eventi di Interview Magazine, W Magazine, Purple, Last Magazine e dei brand Maison Martin Margela, Y-3, Wang, Costume National e il fantastico party di Carine Roitfeld per il lancio del suo fashion book “CR”.

Dopo tutto questo mi auguro che la prossima fashion week di Milano sia degna della concorrenza oltreoceano. La mia patria natale DEVE tornare ad essere prima in classifica per rendere ancora tutti noi italiani fieri della nostra moda.

(Alcune foto tratte dalla fashion week newyorkese, courtnesy PH Alberto Maria Colombo)



TAGS

Personal shopping tour a Shanghai

Quanto pagherebbe una persona normale per un personal shopping tour? Devono essersi fatti questa domanda gli ideatori delle agenzie Authentic Shanghai e di High Life Asia che da qualche anno organizzano per i turisti e i cinesi amanti della moda delle gite solo ed esclusivamente legate al mondo del fashion.

Authentic Shanghai offre un servizio che va dalla possibilità di un tour tra i più famosi sarti di Shanghai al vero e proprio shopping in strada. I prezzi, che includono una macchina privata, l’autista e ed una guida che parla inglese, sono abbastanza abbordabili e vanno da 550 RMB a persona (minimo due persone) . E’ possibile inoltre usufruire di uno sconto per gruppi numerosi.

Un servizio più esclusivo e più completo è offerto da High Life Asia che, oltre a proporre lo shopping tour di Shanghai ai turisti, ha come opzione anche le gite fashion dall’altra parte del mondo per i ricchi cinesi. Un esempio? Un week end alla settimana della moda di New York. I clienti, come dicono gli stessi organizzatori, avranno la possibilità di vivere una settimana da VIP, cominciando con un volo su un jet privato (o, per chi vuole risparmiare, su un aereo di linea in prima classe) e proseguendo con un soggiorno nei migliori alberghi a 5 stelle e concludendo, dopo una passeggiata per fare acquisti (in compagnia di un personal shopper) nell’Upper East Side, con una poltrona vip in prima fila alla Mercedes Benz Fashion Week.

TAGS

Novomania, fashion e business tra oriente e occidente

Il business? E’ tutta una questione di fashion. Oggi, invece di parlare di ultime tendenze e nuovi designer, affrontiamo il discorso moda dal punto di vista commerciale. Quale migliore location, per il business, della Cina?

A due settimane dalla chiusura ufficiale ecco arrivare i primi dati e le prime considerazioni sulla terza edizione di Novomania, il più grande evento di business del settore moda in Cina. Svoltosi dal 7 al 9 marzo all’interno dello Shanghai World Exhibition and Convention Center, ha visto tra i protagonisti grandi marche europee, americane, giapponesi e cinesi. La missione del trade show è di essere una piattaforma di match-making tra le griffe internazionali e il mercato cinese della vendita al dettaglio. Due giorni pieni di sfilate, seminari, presentazioni e feste legate al mondo del fashion. Il tema? L’iper realtà. Tra le marche che hanno partecipato a Novomania ci sono state OVS, Vespa, Able Jeans, Supremebeing, Mango e, per la prima volta a Shanghai, Custo Barcelona.

A sinistra il general manager di Novomania, Guilherme Faria

“Diverse marche che hanno partecipato allo show – ha spiegato il general manager di Novomania Guilherme Faria – stanno cercando di trovare il modo migliore per inserirsi nel mercato cinese. Credo che ci sia una grande necessità, da parte delle aziende di questo settore, di espandersi nel mercato asiatico ma fino ad oggi non hanno mai compreso come fare. L’intera idea di Novomania è esattamente questo, dare l’opportunità alle aziende che voglio entrare nel mercato e ai potenziali partner cinesi di potersi conoscere e scoprire le diverse possibilità di cooperazione”.

Ecco un pò di dati di Novomania 2012.

Totale visitatori: 12891

Categorie ospiti: Marche 31,8 %. Centri commerciali 11,3 %, Venditori al dettaglio 8,4%, Designer 7,3%, Distributori 7,2%, Compratori 3,9%

Percentuale visitatori per provincia: Shanghai 55,1%, Zhejiang 10,3%,  Jiangsu 6,5%, Pechino 3,4%, Jiangxi 3,3%

I dati positivi di questa edizione del trade show parlano chiaro: l’interesse tra brand stranieri e mercato cinese è grande e assolutamente reciproco.

La scelta N.Y.L.A.SH tra le tante marche presenti? HoodieBuddie, la griffe americana produttrice delle felpe con cappuccio che, invece dei classici lacci, ha gli auricolari per l’Ipod.

TAGS

Los Angeles Fashion Week: dettagli in Ace Gallery

Anche quest’anno durante L.A. Fashion Week Ace Gallery diventa  piattaforma di installazioni e fashion shows dove arte, cultura e moda trovano una loro armonia ed espressione.
Tra opere di Ed Moses (noto artista losangelino contemporaneo) designers emergenti nella scena di L.A. si esibiscono e cavalcano la scena.
Spazi enormi, muri bianchi ricoperti di opere d’arte, pavimento in cemento ed un vecchio  palazzo in stile Art Deco, nel cuore di West Hollywood, diventano contenitori di qualcosa di nuovo o solo di spunti di riflessione.
Al di là delle performance, come quelle di Mike Vensel, con le sue ballerine e video art, e quella di Bryan Hearns, con le sue ironiche scarpe in cemento, sono i losangelini che  hanno attirato il mio interesse per look bizzari o beauty face.

Dettagli stravaganti, accessori appariscenti, tatoo, buon gusto e cattivo gusto… ovvio che tutti vogliono il loro attimo di gloria.



Stylist, designers e press: c’è più  ispirazione dai losangelini invitati che dalle sfilate stesse…L.A. testimone di uno street style originale e distintivo.




Video, performance e musica: uno spazio creativo dove si respira sempre qualcosa di stimolante e perché no anche di divertente (il calzino bianco con sandalo retro prende la lode)….

P.S.
Vorrei ringraziare Gabrielle Marie,  deliziosa styler con il suo blog Etnicittàitmoda (molto interessante e scritto in italiano, inglese e francese) di style.it che da N.Y.C. ha organizzato il mio ingresso ad Ace Gallery ….grazie grazie Gabrielle Marie ed alla community di style.it.

TAGS

New York Fashion Week: siamo stanchi?

La fashion week di New York è l’inizio della presentazione delle sfilate per il prossimo autunno inverno 2012-2013.

La città è invasa da fashion addicted che vengono per tentare la fortuna di assistere ad una sfilata, imbucarsi a qualche festa, conoscere persone che già fanno parte di questo mondo e annusare la magia di questo evento.

Essendo una ragazza di 24 amante della moda, anche io per anni sono rimasta affascinata dal profumo che la fashion week distribuiva elegantemente nell’aria. Ho vissuto a Milano per cinque anni prima di trasferirmi qui e durante le lezioni universitarie si escogitava un piano per riuscire ad entrare alle feste migliori. All’ingresso si utilizzavano nomi importanti della moda, sperando che il povero ragazzo addetto alle liste non sapesse di chi stavamo parlando. Dopo una sfilata di Dsquared (con i biglietti avuti dopo una serata passata a chiamare amici di amici) ho trovato il pass per accedere al backstage con il nominativo Karla Otto, con la sfacciataggine di un leone mi precipitai dietro la passerella, mostrando fiera che anche io avevo il biglietto magico. La ragazza alla porta guardò il mio pass attentamente, poi mi fissò il viso e riguardò il pass, ad un certo punto mi fissò negli occhi senza dire nulla, io feci un sorriso che voleva dire “dai lo sappiamo che non sono io Karla Otto, ma fammi entrare”, lei si mise a ridere e mi lasciò passare.

Questa è stata la mia routine per tutti gli anni dell’università, fino ad oggi che con qualche (molte!) conoscenze in più, questi eventi non sono poi più così esclusivi. Una volta mi faceva felice solo riuscire ad avere l’invito per una sfilata, oggi posso averlo quasi senza chiedere, ma ancora morirei dalla voglia di andare alla cena privata (di sole 10 persone) che Daphne Guinness ha organizzato ieri sera a casa sua.

Sempre di più e sempre più esigenti!

Nonostante ciò, quest’anno non ho sentito la stessa energia degli altri anni. Ci sono state dozzine di feste durante lo scorso weekend. Da quella di Purple Magazine al Boom Boom Room ad Altuzzarra al Red Egg, iniziando con gli eventi pomeridiani come l’apertura della mostra di Andre Saraiva “Loveletters” alla Half Gallery, o all’evento BLK Denim organizzato da J.Lindeberg e Olivier Zahm, e che nessuno vada a casa se prima non è andato ad un afterparty a Le Baron o all’Electric Room.

Insomma, gli eventi non mancano ma quello che ho potuto notare è che le persone presenti non si divertivano, non ridevano, non erano eccitati o storditi dalla carica energetica della fashion week. Sembra quasi che le persone siano stanche di parteciparvi, che ormai sia diventata sempre la solita storia.

Forse il mondo della moda avrebbe bisogno di avere più giovani talenti che rimangono ancora pietrificati davanti ad un personaggio come Franca Sozzani o Mario Testino e che ogni giorno cercano di spingere per cercare di aprire quella porta magica. Forse i finti intellettuali, ormai dai capelli bianchi, dovrebbero dare spazio a quelli che ci credono ancora.

TAGS